Avvertenza. I materiali qui raccolti provengono da fonti orali, reperti privati e testimonianze non sempre concordi. Dove le versioni divergono, l'archivio le riporta tutte. Dove tacciono, tace anche l'archivio.
Unduetre nasce in un'aula di scuola media, durante l'ora di educazione musicale. Non è un'esagerazione retorica: è un verbale.
I tre si conoscevano già dalle elementari, compagni di classe senza particolari talenti dichiarati. La musica arrivò per obbligo ministeriale, sotto forma di flauto dolce. Fu lì che le inclinazioni si manifestarono, tutte e tre nel giro di poche settimane, tutte e tre contro le istruzioni.
Tobia capì subito che il flauto serviva a battere il tempo. Non in senso figurato: lo impugnava come un martelletto e colpiva il piano del banco, il termosifone, l'astuccio di latta del compagno davanti — qualunque superficie emettesse una nota diversa dalla precedente. Il flauto gli durò un quadrimestre. Il banco meno.cfr. Tav. 5 — l'inclinazione precede la band di dodici anni
Elia era il più composto. Eseguiva gli esercizi di solfeggio, ma vi aggiungeva varianti di sua invenzione, inserite con tale naturalezza che l'insegnante impiegava qualche battuta ad accorgersene. La correzione era sempre la stessa, gridata: «Queste note non esistono!» Elia annuiva, e la volta dopo ne portava di nuove.
Aldo, semplicemente, il flauto lo odiava. Si rifiutò di suonarlo con un'ostinazione che a scuola non gli si conosceva. In compenso, per non restare indietro, cominciò a imitarne il suono con la voce — prima per scherno, poi con una precisione che mise a disagio l'insegnante più delle note inesistenti di Elia.
Alla fine dell'anno nessuno dei tre sapeva suonare il flauto dolce. Sapevano però, anche se non ancora con queste parole, che uno avrebbe colpito le cose, uno avrebbe inventato quello che non esisteva, e uno avrebbe cantato al posto degli strumenti.
Mancava solo il nome. Ma quello, com'è noto, era già nella conta.